Le mie raccolte liriche.


Dettagli, Angeli curiosi (di terra e di mare), Vetro.


Nel mio libro lirico Dettagli (Edizioni della Laguna) Vetro è una silloge della Seconda Parte. Vi racconto la maledizione del vedere tutto, sentire tutto, comprendere tutto.
Ambientata in un SottoMondo marino propone vie di salvezza al vivere feroce dei nostri tempi.
Rimedi. Ciclici come la risacca e la marea.
Creatura in metamorfosi, dunque, costretta a guardare attraverso palpebre cristalline, costruisco un universo parallelo in cui gli stati esistenziali diventano fluidi e si compenetrano in coerenza crescente. La Vita e la Morte si soffondono, così, di un Vaghissimo sentore della Luce che disarticola ogni senso comune favorendo percezioni profonde.


1

Irene Navarra, Vetro 1 / Liquidamente, Disegno grafico, 2017.

Determinata voglio non guardare.
Ma gli occhi hanno palpebre di vetro.
E sono tanti quanti i pori della pelle.

(Vedere sempre è una maledizione.)


2

Irene Navarra, Medusa, Disegno grafico, 2017.

Addormentarsi lentamente
nel cimitero di creature
vive fino alla risacca.
Travolte poi come turaccioli.
Sommerse coi sonanti gusci
di conchiglie in cui c'è solo
sguardo d'acqua limpida.

(Così confonderò fantasmi e onde.)


3

Irene Navarra, Cimitero marino, Disegno grafico, 2017.

Addormentarsi lentamente
nel cimitero di creature
vive fino alla risacca.
Travolte poi come turaccioli.
Sommerse coi sonanti gusci
di conchiglie in cui c'è solo
sguardo d'acqua limpida. 

(Così confonderò fantasmi e onde.)


4

Illusione.
Irene Navarra, Murena, Disegno grafico, 2017.

Languidamente abbandonata
tra tane di murene variegate
ho palpebre-bottiglia
su messaggi prigionieri.

(Il vetro suggerisce vasta libertà.)



5

La gamma coloristica del disegno suggerisce il progredire degli stati cognitivi. Nel contempo, però, anche il fatidico destino di chi, pur illuminato, non interagisce per un naturale conformismo. Abbandonarsi, infatti, alla pura energia primordiale, sottesa panicamente a ogni essenza, significa rinunciare al libero arbitrio.
Da qui il paradosso del sapere di più e potere di meno.

Il destino degli esseri di vetro.
Irene Navarra, Occhio di mare, Disegno grafico. 2017.

Vedere con la vista liquida
nella penombra submarina fa
in fondo penetrare nelle cose.
Anzi è tutt'uno con le cose.

(Consolazione inconsistente per chi
non ha che vetro attorno a sé.)


6

I tratti del disegno seguono chimere di suoni. Sono i segni una persuasione illusoria.
Farsi diapason degli abissi è accettarne il silenzio solenne che anticipa la morte vibrando di accordi muti.

Vibrare di accordi subconsci.
Irene Navarra, Campane e sistri, Disegno grafico, 2017.

Se c'è un rintocco di campane
che si propaga in sistri
negli atomi disciolti del mio corpo
divento diapason arcano
e cantilena di corallo nero
amata dalla piovra degli abissi.

(Allora la mia teca di cristallo
allarga cerchi giganteschi
nel silenzio immobile.)

La Sezione XVII della raccolta lirica Lungo la costa di Kenneth White (Amos Edizioni, 2005) mi riporta alla vita. Dai cerchi di cristallo della mia teca il pulsare del pensiero nella sua grazia luminosa.

it will come again
                           the living thought
              certain as those wings
                                    that catch the light
    and exact in its loveliness
                      certain as those wings
                                 and
          exact in its loveliness
                                      the living thought
it will come again.

verrà di nuovo / il pensiero vivente / certo come quelle ali /  che catturano la luce / ed esatto nella sua bellezza / certo come quelle ali / ed / esatto nella sua bellezza / il pensiero vivente / verrà di nuovo.

Traduzione di Irene Navarra.


7

Farsi abbagliare dalla limpidezza.
Irene Navarra, La Morte-Vetro, Disegno grafico, 2017.

La Morte-Vetro è musica solenne.
Vaghissimo sentore della Luce.

(Le particelle finalmente libere
– non più orribili siamesi –
gemono appaganti vibrazioni
smorzate solo da un possibile
guardare spalancato nella pece.)

Rileggendomi, a distanza di anni, ritrovo significati e significanti. La Morte-Vetro si fa effettuale nel giorno dopo giorno. E il paradosso del Vedere di più, potere di meno assume indiscutibile risalto. Ripenso allora a una lirica di Toti Scialoja che mi ridefinisce matericamente lo spazio con il guizzare di una profetica metafora.

Inquietudine.
Irene Navarra, La Morte-Vetro e Ἰχθύς, Disegno grafico, 2017.

La sagoma di un nero
pesce istantanea scorre
controluce entro il limpido
verde che l'onda innalza

da destra – lastra liquida
che via via si rovescia
– l'anima in quella lamina
non se la passa liscia.


Da Impera in Le sillabe della sibilla (1983 - 1985).
Fonte: Toti Scialoja, Poesie, Garzanti, 2002.


Mentre Alfred Kolleritsch, frugando negli strati del reale, punta dritto al cuore della morte con la sua Rovescio (in Il primato della fioritura, Crocetti Editore, 2000), mettendo a nudo la fragilità dell'essere. Così, onda per onda, si scioglie ogni certezza.
E io scivolo indietro.
Senza appigli sdrucciolo nella mia condizione primigenia intossicata dalla sensorialità.
E me ne sto inerme ad aspettare il Vetro di un pensiero.

Sgomento esistenziale.
Irene Navarra, Senza riparo, Disegno grafico, 2017.
Le immagini della morte
al mare in quanto morte,
intimamente nella carne
le spiagge disseminate.

Inviano la brama
ai gabbiani, spaccano la porta,
e nello splendore
è spenta la luce.

Essere così esposti a se stessi,
senza mutevole contesa per questo,
che si mormori nei cespugli,
eccede il diritto ai nomi.




8

I rami di gorgonie accettano ornamenti
impercettibili: il vetro
di discrete perle per le loro chiome.

(Il corpo quasi inesistente
è evanescenza parassita
generatrice di Bellezza.)

Irene Navarra, Corallo rosso e perle, Disegno grafico, 2017.

9

E' nel relitto abitato dai paguri
l'astuccio del diadema che incorona
chi lo trova Re dell'Universo.

(Un titolo ambitissimo davvero
per una fronte vetrofluido instabile.)

Irene Navarra, Relitto, Disegno grafico, 2017.

Ironicamente accetto il mio non essere. E ricorro a Eugenio Montale per trovare conferme. Mi immergo nei suoi Ossi di seppia. Prigioniera della mente scivolo ancora una volta nell'inevitabile teoria della negazione che limita ogni lungimiranza.
Il filtro dell'ironia mi salva, però, dal naufragio.

[...]
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti.
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

Fonte: Eugenio Montale, Tutte le poesie, Oscar Mondadori, 1991.



10

Il mio itinerario di Essere di Vetro sta per concludersi.
Molteplici esperienze di illusioni/disillusioni mi hanno segnato l'anima fluida di graffi. Profondi ma destinati a guarire nello stesso momento in cui vengono inferti. Riemergerò, dunque, riconquistando la luce piena. Saprò, tuttavia, ancora respirare nell’aria salsa di superficie?
Temo che, di mutazione in mutazione, la mia forma primigenia sia andata perduta.

Limiti.
Irene Navarra, La Luna chiama, Disegno grafico, 2017.

Greve è la frenesia per gli esseri di vetro.
La Luna nuova chiama. Chiama la piena.

(E il seno i fianchi dilatano
la forma senza poter toccare
rene di madreperla o sponde frastagliate.
La smania allora si trasforma in pianto.
Così la Luna beve stille salse.)

Irene Navarra, Cielo rovesciato, Disegno grafico, 2017.


11

La ciprea scagliata dai marosi
sulla spiaggia ciottolosa
rotola con rumore di ginepri
profanati e trascinati.
Lei scheggia le sue anse
dolci come segreti di bambina
ma dialoga imperterrita
parole proibite con il mare.

(Il patto l'ho giurato anch'io.
Negli occhi un guizzo di delfino.
L'ammirazione della bocca
intona canti irrefrenabili,
impetuosa corrente opale chiaro
la mano preme il letto del profondo.
Ho bisbigliato a lungo
la brama dell'incontro.)

Ho visto, quindi so?
Irene Navarra, L'ultima tappa, Disegno grafico, 2017.

Desiderare sempre è il mio destino.
Che io conflagri allora in schiumose particelle.
Perché: Di questo ricercare, / di tanto consenziente naufragare / resta solo un riflesso di lampione. / Di sera. Davanti alla mia casa. / Al fradicio bruire di un rovescio primaverile.

Nel viaggio straordinario fatto di abnorme realtà e totale stravolgimento dei sensi, ho avuto come maestro Arthur Rimbaud con il suo Bateau ivre. Ne rileggo i versi iniziali in rituale sacro. Sono il mantra che mi recito per travalicare i mediocri confini del vero. Sto ancora lottando contro ogni usuale nozione di tempo e di spazio. Per poco, lo so. Tra breve si compirà la retrotrasformazione ultima e io sarò di nuovo umana carne satura di rimpianto per l'infanzia primordiale e unica degli esseri di vetro.

Mentre discendevo lungo Fiumi impassibili,
Sentii di non essere più guidato dai bardotti;
Dei pellerossa urlanti li avevano presi a bersaglio,
Nudi li avevano inchiodati a pali variopinti.

Non mi curavo di avere un equipaggio
Pur carico di grano fiammingo, di cotone inglese.
Quando con i bardotti si spensero i clamori,
I Fiumi mi lasciarono andare a mio volere.

Dentro lo sciabordio furioso delle maree,
L'altro inverno, più sordo di una mente infante,
Io corsi! E le Penisole disincagliate
Mai subirono sconvolgimenti più superbi.

La tempesta ha benedetto i miei risvegli in mare.
Più leggero di un sughero ho danzato sui flutti
Che eternamente trascinano le vittime,
Dieci notti, senza rimpiangere l'occhio frivolo dei fari.

Più dolce che ai fanciulli la polpa d'aspri pomi,
L'acqua verde filtrò nel mio scafo di pino
E delle macchie bluastre di vino e di vomito
Mi lavò, disperdendo timone e ramponi.

Da allora, son immerso nel Poema
Del Mare, infuso d'astri, e lattescente,
Che divora verdi azzurrità, dove, relitto estasiato
E livido, a volte discende pensoso un annegato,

Dove tingendo all'improvviso l'azzurrità, deliri
E ritmi lenti sotto il giorno che s'accende,
Più inebriante dell'alcool, più vaste delle lire,
Fermentano i rossori amari dell'amore!


Libero adattamento dal francese di Irene Navarra.
Fonte per il testo originale: Wikisource (Poésies complètes, avec préface de Paul Verlaine et notes de l’éditeur, L. Vanier, 1895).


Allora, quando l'illusione manca e il Vero accampa i suoi vessilli, non mi resta altro che salmodiare sottovoce la sofferta resa di Giacomo Leopardi alla logica della mente. In A se stesso il conflitto cuore-ragione ha un epilogo fatale: chi sa guardare con trasparenza attorno a se intuisce spento persino il desiderio dei "cari inganni". Il male è nell'ordine della Natura. E non vi può essere alcun riparo ultra terram nell'amore per Dio.
Con lucido disincanto so oramai che le uniche certezze al nostro vivere fragile sono la morte e l'infinita vanità del tutto.

Or poserai per sempre,
stanco mio cor. Perì l’inganno estremo,
ch’eterno io mi credei. Perì. Ben sento,
in noi di cari inganni,

non che la speme, il desiderio è spento.
Posa per sempre. Assai
palpitasti. Non val cosa nessuna
i moti tuoi, né di sospiri è degna
la terra. Amaro e noia
la vita, altro mai nulla; e fango è il mondo.
T’acqueta omai. Dispera
l’ultima volta. Al gener nostro il fato
non donò che il morire. Omai disprezza
te, la natura, il brutto
poter che, ascoso, a comun danno impera,
e l’infinita vanità del tutto.



Giacomo Leopardi, A se stesso, in  Canti - Donati / XXVIII, 1917. Fonte: Wikipedia.




12

Siamo agli ultimi versi della silloge Vetro del mio Dettagli (Edizioni della Laguna). La maledizione del vedere tutto, sentire tutto, comprendere tutto è ormai insopportabile. Non esistono vie di salvezza al vivere feroce dei nostri tempi. I Rimedi sono solo escamotage effimeri.

L'universo parallelo costruito di metamorfosi progressive va perdendo ogni Vaghissimo sentore della Luce (in Vetro 7). Ogni possibile sopravvivenza in stati alieni cade miseramente.

Irene Navarra, De profundis, Disegno grafico, 2017.

Ho creduto di vedere Santuari svettanti dall'Oceano.
Sì, l'ho creduto.

Irene Navarra, Dal fondo dell'Oceano / Santuari, Disegno grafico, 2017.

Un passo di esercito incalzante
invade qualche volta
la pace solenne dell'Oceano.

(Luci abbaglianti infinitesime immediate.
Luci infinite come spilli perforanti
al punto da lasciare il Vuoto
nel cristallino della Fluidità.
S'infrangono di colpo
tutti i veli.
Si staccano gli specchi
dalle vette a picco.
Specchi spezzati nel grigio-blu
del vasto corpo irrigidito.
Il mare è squalo livido. 



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Dettagli, Angeli curiosi (di terra e di mare), Fuoco.


Con il Preludio "Angeli non di cielo" si apre la seconda Parte di Dettagli (Edizioni della Laguna, 2005).
Costituita da sette sillogi, articola un racconto lirico che culmina negli otto testi del Fuoco.
Le immagini del post sono opere dell'artista internazionale Roberto Faganel
 gentilmente concesse per illustrare il libro.

Roberto Faganel. Fenicotteri, olio su tela, 1968.
Collezione privata.

Angeli non di cielo

Angeli.
Di terra e di mare.
Non di cielo.
Quelli di cielo sono troppo strani.
Pretendono l'Assolutezza dell'ascolto
e sbagliano con chi - povero sordo -
sa solamente il bene della cenere
oppure uniformarsi al passo delle Naiadi,
più vere della nuvola dorata
che c'è,
si vede,
si spera di toccare
e invece si disperde
nello sbuffo opaco di un lupo mannaro
ostacolato dall'anima di vipera.

Roberto Faganel, Il volo, olio su tela, 1972.
Collezione privata.

Il libro costituisce il secondo tempo della mia vicenda poetica
e si apre "su una natura simbolicamente protesa a intuire percorsi di salvezza
attraverso l'inesausta ricerca della Verità.
Le tematiche filosofiche e i modi ragionativi sono per i versi un connotato essenziale ma non unico.
Il lirismo visionario, infatti, che intreccia il sogno alla realtà, appare senza dubbio alcuno
la sostanza più suggestiva della loro ispirazione". 

(Dalla Nota della seconda di copertina).



Dettagli, Frontespizio. Nell'immagine:
Roberto Faganel, La vecchia vite, 1999, olio su tavola.
Collezione privata.
Quando timidamente rivolsi

Quando timidamente rivolsi
intorno il primo sguardo,
vidi un festone alla finestra
di cuori rossi
orlati da merletti rossi
a punte zigzaganti.

E subito pensai:
"Sono ornamenti natalizi
per me
che mi avvicino al mondo".

Così desiderai intensamente di
rubarli
riporli tra le fasce
riscaldarmi
dal freddo della nascita.



La fiamma dell'Amore

Chi parla di fiamma dell'Amore
pensa di certo alla passione irrefrenabile
che fa infuriare e divampare
anche la Luna dell'Antartide.

Io penso invece
alla forza concreta di un incendio.
Di un ventoso incendio in caccia:
sulla corsa di una volpe
su cedri olmi ontani
sulle barocche litanie di cuori
travolti dalla rabbia.

Io penso con disagio
all'offerta polverosa di un incendio
che dietro a sé abbandona
solo cenere.



Dettagli, Frontespizio.
Testo manoscritto.
Da: Soffoca la Bellezza, vv. 1
La sensazione monca della vita

Ci fu la volta in cui piombai di schiena
sulle piastrelle vecchio Vietri
della casa di mio padre.

                        (Tiranti interni e membra rattrappite
                        al petto, due mani ostili fisse
                        nella mente di Pinocchietto
                        dal respiro lieve.)

Se avessi chiuso gli occhi a quel
comando rigido imperioso,
avrei scoperto cosa c'era
attorno ai cuori
circondati dalle fiamme
che mi segnavano perenni
l'istante della nascita?



Dopo uno schianto che ti lascia


Dopo uno schianto che ti lascia
inevitabilmente senza fiato,
dopo un ansimare stento
in un'aria inchiostro catramoso
il cielo oltre la finestra
diviene brulicante
di folgori e lucignoli festosi?

Il cuore burattino senza indugio
riprende a farfugliare.



Storie e poi storie

Così, per una volta,
credi d'esserci arrivato.
D'aver capito il Senso.
Pensi al festone natalizio
ti espandi come vischio ghiotto.
Caparbiamente vuoi l'Accesso.

Poi ti ritrovi prostrato ed impotente
nel Camerino Sala trucco
del tuo mistificante Cantastorie.



La cieca vestizione del momento

La cieca vestizione del momento
accade per una ragione che è una farsa
autentica di Commediante smaliziato.

Crepita il Fuoco Sacerdote
quando si sente quasi smascherato.
Scava un pochino attorno al
cuore pronto al riconoscimento.
Con circospezione.
Crea uno spazio adatto per le evoluzioni.

                        (La pista ambigua e casta del suo circo
                        dove spiegare come un gonfalone
                        il vivido merletto rosso serpeggiante.)



Le donne sono Angeli

Le donne sono Angeli
che Vedono.

Roberto Faganel, Nudo, 1985, olio su tela.
Collezione privata.
Salgono scale a chiocciola,
arrivano a soffitte
piene di fili tesi
straripanti di fotografie
con volti case cose
o vuote come
cuori esangui.



Le donne dall'anima di velo

Le donne dall'anima di velo
hanno lo sguardo più profondo
più acuto più innocente.

Oltre una lente rossa (sorprese
spaventate) intuiscono il futuro.
Lo specchio della nuca
riporta sensazione labilissime.
Un rigoglio di lumi rampollati
l'uno dentro l'altro
intarsiano un cammino.

                        (Lucerne indelicate
                        di un mistero che consuma
                        e brucia come la catasta
                        del rogo di una strega.)




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Margini, Esclusioni.


I versi fanno parte della silloge Esclusioni: la prima di Margini. Quella che mi meritò il Premio Cesare Pavese ritirato con grande emozione nella casa natale del poeta a Santo Stefano Belbo, paese delle Langhe cuneesi.
Rileggendo questi frammenti lirici a distanza di molti anni, non posso fare altro che riconfermare lo stesso senso di lucido distacco espresso allora. 

I
In questa corsa
per guarire le ferite
precipitiamo
- non si sale mai -
in prove senza blocchi
di partenza.

II
E nel silenzio
che mi cresce intorno
poche parole entrano
e si fermano.

La mente - lavagna
cancellata - non conosce
i futili arabeschi
delle sonore e lunghe
onde di riflusso.

Senza alternative.
Suomi Vinzi, Esclusioni, Disegno a lapis, 2002.
- Illustrazione della prima silloge di Margini -

III
Continuo a chinarmi
a sparsi luccichii
di cacce al tesoro
già consunte.

Stanca raccolgo perle
di liquido metallo
che filtra tra le dita.

IV
Vivere? È come pattinare
sugli specchi.
Degli altri - anime chiare
scivolanti al dunque -
vedi il doppio.
Di te solo il riflesso.

E se ti cerchi,
ti ingarbugli
e cadi
tra schegge rovinose
nel retro dello specchio.


Fuori da ogni cerchia.
Irene Navarra, Il popolo dei Margini, Disegno grafico, 2017.

V
Per cieche gallerie
popolate da talpe
dalle palpebre attonite
procedo
col cuore che bisbiglia
dolci cantilene
di ricordi.

Temo di non volere
più la luce.
Nel buio oramai
so riscoprire
l’ostinata essenza
dell'esistere.

VI
Volevo strapparmi
le radici.
Sterpo senza linfa
sognavo il sole
dell’inconsistenza,
il tempo che mi avrebbe
cancellata.

Per lo sradicamento
mancava solo
una risposta.
Esiste senso
nella morte
se anche nella scarna
aridità c’è vita?

VII
Divenuta per necessità
scatola sigillata
ho messo un’etichetta esplicativa:

“RIFUSI, RIMASUGLI, NONCURANZE".

Sono oramai parte integrante
del popolo dei Margini.


La Scelta.
Irene Navarra, Il punto d'oltre ragione, Fotografia e Grafica, 2017.

VIII
In una zona d’ombra
soffice di muschio,
sorda alle vibrazioni
degli incontri voluti,
vivo da un po'.

Per il momento
priva di compagni,
posso nell’attesa
divorarmi.

IX
Lo troverò,
disperso nella memoria,
il mio punto
d’oltre ragione.

X
Solo nel centro
voglio naufragare.
Nel centro dell’origine
del cielo,
Del rutilante punto
della mente sola con sé.