martedì 27 settembre 2016

Poesia / Laguna terra e mare


Dietro le erbe giallo/rosa
il mare che non ha memoria
e scrolla brandelli di naufragi
lungo la linea del suo seme -

Farsi di vita fluida staccandosi
granelli dalla gola -
E respirare -

Respirare -

Da: Percezioni, Laguna terra e mare, 2012

Irene Navarra, Grado v.a.7, disegno grafico, 2012.

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Vi troverai i miei Stupori settembrini.

domenica 11 settembre 2016

Gli occhi del fratello / Premio internazionale di poesia "Città di Ancona".


L'anniversario dell'eccidio terroristico delle Twin Towers,
le mie liriche,
il Premio.

Irene Navarra, In memoria, disegno grafico, 11 settembre 2014.

Sotto tralicci deformati

Sotto tralicci deformati,
in lamine contorte e raggricciate
- rose scarlatte di carta crespata -
si può trovare la vendetta atroce
nata in cuori-puntaspilli.

Cuori-fontane che covano gli umori
in vene profondissime
finché conflagrano
nell'innocenza
di pupille attonite.

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venerdì 5 agosto 2016

Poesia / All'orizzonte estremo (On the far horizon).


All’orizzonte estremo trabocca
lo skyline cenere-argento
dal panno liso delle fronde.

Raccolgo un tête-à-tête
di luci e ombre.

Più in basso la pazienza dei filari-
infisse-croci nella mia campagna.
Un corvo sbuca tra le stoppie.
Si libra. Abbozza chiazze sul selciato.

La sera dell’Autunno che s’inoltra
mesce la pioggia come vino biondo.


On the far horizon emerges
the silver-grey skyline
of a threadbare fabric of fronds.

I catch a tête-à-tête
between light and shade.

Further down, the patient rows
like crosses driven into my countryside.
A crow jumps out of the stubble.
Takes flight. Leaves shadows on the ground.

The advancing autumn night
pours rain like blond wine.

Da / From: Irene Navarra, La terra, la visione, EDL, 2009.


Haiku / Le parole di un fiore (The Words of a Flower).



Mi stai guardando
ma io non sono un fiore per te ≈
Non recidermi l’anima!


You are looking at me
but I am not a flower for you ≈
Dont’ cut my soul!

Nell'immagine: Irene Navarra. Papavero, disegno grafico, 2016.




martedì 26 luglio 2016

Haiku / Sono una Poetessa Gendai.


A proposito del mio modo di fare haiku:sono una poetessa gendai.


Grazie a Luca Cenisi per avermi confermata in ciò.


Riporto alcuni suoi significativi concetti da un articolo che vi esorto a leggere (Qui).

«Prendendo in prestito le parole del poeta austriaco Dietmar Tauchner, possiamo dunque affermare che lo haiku moderno (gendai) “riguarda ogni aspetto della vita umana, incluse le esperienze della guerra, le conseguenze dei conflitti nucleari, e via dicendo”.
Da un punto di vista compositivo, il poeta gendai non segue regole prestabilite. Il modello 5-7-5 viene, infatti, spesso sostituito da uno schema più “aperto” (jiyuritsu 自由律 o “forma libera”), mentre lo stacco (kire 切れ), pur continuando a trovare largo impiego, può non di rado perdere la propria referenzialità nell’economia complessiva dello scritto.
Per contro, conquistano maggior spazio figure retoriche come la metafora e l’analogia, in grado di veicolare esperienze e significati al di là del puro dato letterale; il linguaggio si arricchisce del valore del simbolo, seguendo uno sviluppo meno diretto e immediato e maggiormente prospettico, esaltando la semantica delle parole mediante processi di associazione o contrasto più raramente riscontrabili negli haiku tradizionali.
A giocare un ruolo determinante, nella stesura di un buon gendai haiku, rimane la profonda consapevolezza del momento storico-sociale in cui vivono l’autore e il lettore, il desiderio di vivere pienamente il presente percependo quel soffio vitale che anima ogni cosa, anche quegli oggetti o avvenimenti che ne risultano apparentemente privi.» 


Vi lascio due dei miei VideoHaiku.
   





sabato 23 luglio 2016

Haiku / Noterelle un po' critiche. Con determinazione (1).


L’haiku , per essere davvero tale, deve vibrare di un sentimento del tempo che doni a tutte le cose cantate il colore struggente della durata ineffabile.
Deve essere sabi.
E lo è soltanto quando cristallizza l’istante rappresentato, uniformandolo all’eterno. 

Scrive Kobayashi Issa (1763 – 1828):

Tada oreba
Oru tote yuki no
Furi ni keri

C’ero soltanto.
C’ero. Intorno
mi cadeva la neve.

Traduzione di Mario Riccò  (che usa la punteggiatura con il beneplacito di Paolo Lagazzi).


Nell'immagine: Irene Navarra, Solitudine e neve, disegno grafico, 2016


Nessuno dei grandi critici e traduttori contemporanei di haiku, nessuno dei grandi scrittori antichi e attuali di haiku ha mai teorizzato il divieto di usare la punteggiatura nella creazione o nella versione di un haiku in qualsiasi altro idioma. Chi lo suppone, inventa. Chi lo prescrive, inventa e appiattisce. Ciò vale ancora di più per l’Occidente. Ora come ora ci sono troppi “maestri” di scarsa apertura e massima presunzione. Ovvero: sapere che l’assenza dell’ego non è una caratteristica di questo genere poetico bensì della lingua giapponese stessa, potrebbe spalancare scenari inusitati ai falsi haijin che ritengono legge il contrario.